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Visitiamo il Museo di Camposilvano e il Covolo

05/10/2020

Oggi vi racconto una breve gita fatta con le mie bambine questa estate: i musei attorno a Verona sono sempre molto interessanti! Siamo già stati in gita in Lessinia, vi ricordate? Una Domenica in Lessinia con i bambini!

Oggi però vi portiamo a visitare il Museo di Camposilvano e il Covolo a Velo Veronese e, infine, il racconto di una piacevole passeggiata in zona.

Il Museo di Camposilvano

Il Museo Geopantologico è una piccola realtà museale ma ben curata ed interessante: una bella realtà museale non distante da Verona. E’ un po’ più piccolo del Museo di Bolca ma presente una grande varietà di pietre e fossili locali e un grande scheletro di orso preistorico.

L’origine del museo è da attribuire al cav. Attilio Benetti, che ha vissuto per novant’anni nella vicina casetta.
Dalla sua curiosità e passione fin da piccolo per la meravigliosa natura che lo circondava, affascinato dalle forme particolari che trovava nelle rocce… fossili che negli anni ha continuato a studiare in modo speciale le ammoniti, e che mostrava e spiegava a curiosi turisti e visitatori nel suo magazzino davanti casa diventato un piccolo museo.

Nel 1999 la comunità montana della Lessinia ha inaugurato la nuova bella struttura museale in cui Attilio e l’associazione di studiosi ed appassionati nata attorno a lui, hanno continuato ad arricchire la collezione, la conoscenza, gli studi in tutti gli strati geologici e paleontologici della Lessinia dando anche la possibilità di vedere fossili unici provenienti da tutto il mondo per avere una completa visione dell’evoluzione della vita nei milioni di anni sul nostro pianeta.

Una sezione è dedicata alla preistoria con reperti trovati nella grotta del Covolo e nell’interessante villaggio dell’età del bronzo di San Mauro di Saline.
Tra gli ultimi lavori, la ricostruzione completa dello scheletro di Ursus Spelaeus trovato nelle vicine grotte e l’esposizione dell’impronta di dinosauro teropode Kajentapus recuperata alla Bella Lasta negli alti Lessini.

tratto da Museo Geopantologico – sito ufficiale

Il prezzo è assolutamente abbordabile e la visita piuttosto breve, comunque interessante anche per i bambini (diciamo dalla primaria in sù). Attenzione che è chiuso i lunedì e nei mesi più freddi, da metà gennaio a metà marzo. Per dettagli su orari e prezzi, cliccate qui.

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Il Covolo

Dietro al Museo, con lo stesso biglietto della visita, si può prendere un piccolo sentiero che porta a visitare il Covolo:  la più grande cavità carsica delle Prealpi venete. Ci si arriva camminando, quindi attenzione niente passeggino, comunque il percorso è molto semplice, basta fare un po’ di attenzione nei periodi più umidi, di non scivolare.

Non è possibile entrare nel Covolo per ragioni di sicurezza, ma è solo ammirarlo da un balcone naturale posizionato difronte.

Il Covolo di Camposilvano di Velo Veronese costituisce un enorme pozzo di crollo del diametro di ben oltre un centinaio di metri e profondo almeno una sessantina, sul fondo si apre un ampio ‘covolo’ (=grotta) largo 70 metri per una altezza di 35 metri e una profondità di oltre 50 metri. L’aria, all’interno del “covolo”, è sempre molto fredda e lo stillicidio quasi sempre si trasforma in ghiaccio. Sono le misure di questo spettacolare fenomeno della natura dovuto al crollo, anzi a crolli successivi, di una ampia grotta residuale di fenomeni carsici tipici del degrado degli strati di Calcare Rosso.

Il posto è davvero pittoresco e suggestivo. Un breve sentiero a gradini porta, dal Museo geopaleontologico di Camposilvano, al bordo di questa enorme cavità naturale completamente avvolta da una vegetazione lussureggiante.

Superato il ciglio, si trovano le vestigia di un antico muro in pietrame e degli stipiti di ciò che doveva essere un portone d’accesso ad un muro di cinta; in epoca romana il “Covolo” veniva utilizzato come “neviere”, cioè come luogo naturale per la conservazione degli alimenti e l’ingente quantitativo delle derrate che vi venivano riposte richiedevano evidentemente una recinzione protettiva dai saccheggi dei ladri e degli animali selvatici e vi era anche la presenza di personale di guardia. Oltre il muretto si scende nel centro dell’anfiteatro tra enormi massi di crollo fino ad un incredibile balcone panoramico dal quale si domina il profondo ingresso dell’enorme grotta. Scendendo di qualche metro, all’altezza della volta della grotta, la temperatura cambia repentinamente con uno sbalzo termico notevole, si ha subito la sensazione di entrare in un frigorifero, e così pure cambia la vegetazione ora formata solamente da piante erbacee pioniere fin sul bordo del volto dove anche la luce si riduce sensibilmente. Accade spesso che l’escursione termica, combinata con la forte umidità atmosferica presente nel “Covolo” provochi la formazione di cristalli di ghiaccio nell’aria, creando delle nevicate.
La cavità naturale veniva utilizzata come rifugio sin da tempi remotissimi, probabilmente ben prima dell’ultima glaciazione e cioè almeno 50 / 70 mila anni fa (… e, forse, ben più in là, come per altri siti quali il ben noto Ponte di Veja), anche dall’Uomo di Neandertal.

tratto dalla Pagina Facebook Velo Veronese

Inutile dire che la grotta è stata molto apprezzata dalle bambine, per il fascino naturale ed immenso del luogo.

covolo covolo

Passeggiata alla Valle delle Sfingi

Abbiamo concluso la visita con una bella passeggiata nei dintorni, abbiamo raggiunto la Valle delle Sfingi, per poi tornare a Camposilvano. Anche in questo caso, ovviamente niente passeggini, armatevi piuttosto di una buona fascia se avete bambini piccoli. La mia si 4 anni ha camminato per tutto il tempo, passeggiata di circa un’oretta.

Le peculiarità del paesaggio vanno ricondotte alla presenza di diversi tipi di roccia, all’erosione degli agenti atmosferici (vento, acqua, ghiaccio e neve) e alla particolare stratificazione delle diverse tipologie di rocce.
Le cosiddette ‘Sfingi, in particolare, sono rocce cui l’erosione disomogenea di materiali di differente durezza (calcare rosso ammonitico e oolite di San Vigilio) ha dato forme stravaganti. Esse formano un labirinto naturale tra i pascoli circostanti e si allungano fin nelle faggete che abbracciano le vallette della zona.

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