Interviste

I nostri figli alle prese con la pandemia

21/12/2020

 

Insieme alla dottoressa Francesca Mazzi, psicologa dell’età evolutiva, abbiamo provato a capire come mamme e papà potrebbero relazionarsi con bambini e adolescenti tra compiti, notizie, noia e una nuova routine a cui sembrerebbe dobbiamo purtroppo riadattarci come nella scorsa primavera, con un secondo lockdown per la pandemia da Coronavirus

 

L’intervista

1. Molti genitori in questi mesi di emergenza hanno riscontrato un problema: aiutare i propri figli a capire e accettare l’isolamento e il rispetto dei provvedimenti presi dal Governo per superare la pandemia.
Come possono i genitori aiutare i propri figli ad affrontare l’isolamento sociale?

La prima cosa importante da fare è accogliere e accettare, noi adulti per primi, le restrizioni che ci vengono imposte: questo vuol dire accettare, a livello emotivo, di essere docili a queste nuove regole, per trasmettere un esempio buono ai nostri figli. Molto spesso, infatti, i comportamenti dei bambini sono specchio di quelli degli adulti.

In base all’età, utilizzare parole adeguate e chiare per spiegare perché è importante rispettare le regole e il distanziamento sociale. Devo dire che la situazione è molto complessa, poiché i piccoli si trovano immersi in un mondo di regole non sempre a misura di bambino.

Purtroppo, la gestione di questa pandemia è ricca di paradossi e controsensi, che non sempre sono spiegabili in modo semplice ai bambini. La cosa importante è rimanere sintonizzati con i loro bisogni: lo stare assieme, la condivisione e il gioco sono per loro mattoncini essenziali della crescita.

Le modalità per soddisfare questa esigenza di socialità cambiano molto a seconda dell’età. È importante pensare a delle alternative da proporre loro per non sentirsi distanti dagli amici. Ad esempio fare delle videochiamate in cui si organizzano giochi a distanza (es. battaglia navale, il mimo, un disegno congiunto, costruire qualcosa e poi mostrarlo all’altro, ballare sulla stessa musica, ecc.); fare un disegno per l’amico/cugino da far recapitare poi dagli adulti.
Sicuramente passare del tempo con i propri figli nell’ottica di essere al loro servizio in alternativa all’amico, sforzandosi di comprendere le loro richieste e di farsi strumento per aiutarli a realizzarle, può essere un buon metodo.

Per quanto riguarda i ragazzi più grandi, si tratta soprattutto di ascoltarli e trovare assieme a loro modi creativi per non eliminare del tutto il contatto con gli altri.

2. Quali suggerimenti può dare ai genitori su come comportarsi con i propri figli per aiutare i ragazzi ad affrontare le difficoltà e le vulnerabilità di questo nuovo lockdown?

Ogni famiglia è un organismo a sé e ciò che può essere positivo per una famiglia può non esserlo per l’altra. Ogni bambino o ragazzo può avere esigenze diverse: il bambino abituato a stare poco con i genitori, a causa, ad esempio, del loro lavoro, sarà molto felice di averli a casa e di ricevere magari qualche attenzione in più.

Viceversa, il bambino molto coinvolto dai genitori, o iper-protetto, sente un maggiore bisogno di uscire e separarsi da loro, richiedendo più autonomia e mostrando un maggiore disagio qualora si renda necessario stare a casa con i genitori per molto tempo.

I figli unici potrebbero sentire la solitudine di non avere un compagno di giochi; i fratelli, invece, la pesantezza di avere sempre qualcuno attorno a mai tempo davvero per sé o per la relazione con mamma e papà. La cosa importante, allora, diventa fermarsi e osservare i propri figli: cosa mi sta mostrando?

Cosa mi sta chiedendo con il suo comportamento? Quello che sento quando lo guardo, è un bisogno mio, di genitore (ad esempio la rabbia di averlo sempre attorno perché devo concentrarmi e lavorare) o è il suo bisogno di bambino/ragazzo di quell’età (mi sento da solo, mi sento annoiato, ho bisogno di compagnia)? Il buon genitore è colui che riesce a mediare tra i suoi bisogni e quelli del figlio, rispondendo a quello più impellente, senza modalità estreme, come in una danza.

3. Nel momento in cui i ragazzi sono senza scuola o palestra e senza amici, è facile che in loro emergano comportamenti meno “disciplinati”. Che cosa fare in questo caso? Si dice che i bambini si adattino prima e più facilmente degli adulti a situazioni nuove; è così anche in un caso così particolare come quello di una pandemia a livello mondiale?

I bambini sono fenomenali: plastici, flessibili, fantasiosi, proiettati al futuro. E queste sono le grandi risorse che li stanno salvando. Lo sviluppo è l’attraversamento buono e ripetuto di quelle che vengono chiamate Esperienze di Base, ovvero quei modi e quelle situazioni che conducono il bambino a poter soddisfare i suoi bisogni. L’Essere Visto, l’Essere Contenuto e Protetto, la Vitalità, la possibilità di Incantarsi, il Contatto, l’Autonomia, solo per citarne alcuni.

Quando il bisogno di un bambino non viene percepito, o viene colto in maniera errata, può portare a reazioni emotive e comportamentali di difficile gestione. Educare e crescere un figlio è innanzitutto dargli tempo di apprendere schemi di comportamento, tempo per imparare a conoscere le proprie reazioni emotive e quelle altrui, tempo per sperimentarsi nei diversi modi che esistono per affrontare una situazione. In altre parole, gradualità. Il tempo dei bambini è lento, morbido, non è scandito e talvolta cozza in pieno con il nostro “non-tempo” o con le nostre giornate eccessivamente pianificate.

L’importanza del movimento

Quando un bambino mostra il bisogno di muoversi, di fare confusione, magari di fare rumore con la voce, cantare, urlare…non sta mostrando un “problema”. È infatti nella sua natura di individuo in crescita il bisogno di muovere i muscoli, di utilizzare la voce, di scaricare l’accumulo di energia. Lo stare molto in casa e l’assenza dello sport può portare i bambini (ma in realtà anche noi adulti) ad un maggiore nervosismo.

La possibilità di organizzare attività motorie anche in casa o fuori casa è molto importante. Organizzare giretti con la bici, cacce al tesoro, percorsi con sedie e cuscini del divano, sedute di ginnastica di famiglia, ecc. diventano momenti organizzati e a cui possono partecipare tutti i componenti della famiglia, per scaricare l’accumulo di tensione.

Paradossalmente infatti, dare ai bambini momenti precisi dove “perdere il controllo” li aiuta a sfogarsi assieme all’adulto e con il suo permesso. Dedicare 10 minuti al giorno a gare di urli tutti assieme, salti, capriole, concerti con i coperchi delle pentole, solletico, diventa un momento di sfogo con confini ben precisi, che farà divertire i piccoli, chiederà un dispendio di energie intenso ma limitato nel tempo ai genitori e aumenterà il senso di complicità, migliorando la relazione. La sensazione di limitazione della propria libertà, potrà, per un momento, sparire e lasciare spazio alla creatività.

4. La noia rischia di essere uno stato d’animo a cui fare abitudine per i bambini ma soprattutto per i ragazzi, che al momento vivono di nuovo la DAD. Come aiutarli a superare questa sensazione e dar loro nuovi stimoli nonostante una routine noiosa dovuta al lockdown per la pandemia?

A questo proposito è importante distinguere la noia scolastica dalla noia come esperienza della vita. La prima è un grande nemico della scuola e della motivazione scolastica. Il ragazzo può sforzarsi di rimanere attento, di impegnarsi e fare la propria parte. In questo momento, però, un grande ruolo lo hanno gli adulti, gli insegnanti in primis: la noia e la fatica di stare davanti ad uno schermo è reale, molti adolescenti lamentano la grande difficoltà di concentrazione che la DAD comporta.

L’insegnante, consapevole di ciò, dovrebbe prevedere attività diversificate, che alternino differenti canali dell’apprendimento (visivo, uditivo, riflessivo, manuale, ecc.), sforzandosi (perché anche per i docenti la modalità a distanza richiede un grande dispendio di energia) di coinvolgere i ragazzi e di guidarli nel modo più autorevole possibile.

La noia, intesa come assenza di stimoli e insoddisfazione, viene erroneamente spesso associata a disagio e malessere. Questo stato psicologico, per quanto fastidioso, costituisce uno dei motori principali della creatività, soprattutto nei bambini. Quando vediamo un bambino annoiato è importante essere delicati e pazienti: parlare con comprensione al bambino, senza tuttavia iper-stimolarlo al fine di riempirgli il tempo, che lui percepisce come vuoto in quel momento.

Spesso è proprio dalla possibilità di ciondolare e stare a far nulla per qualche tempo, che dalla mente del bambino emergeranno nuove idee, nuove richieste, nuovi progetti.

Sarà allora che potremmo far parte di qualcosa che è nato da lui e che ci coinvolge come comparse e non come attori protagonisti, come spesso noi adulti cerchiamo di essere con i nostri figli e con il loro tempo.   

5. Data la lunga durata che sta avendo questa nuova situazione, potrebbe nascere un rifiuto ad adattarsi da parte dei ragazzi. Vedo tanti ragazzi in giro per il mio quartiere senza mascherine, o con mascherine abbassate o indossate nel modo sbagliato. C’è una sorta di negazione che prevale, forse dovuta alla stanchezza di dover sottostare a regole nuove per un lungo periodo.
Come comportarsi di fronte a questi rifiuti?

La natura dell’adolescente è scardinare le regole, opporsi al noto, trovare una propria identità separandosi da quella dell’adulto. Spesso, quindi, in questa fase della vita, la trasgressione, l’oppositività e il senso di onnipotenza sono presenti e del tutto naturali. Ci dev’essere una guida dell’adulto nell’aiutare l’adolescente a comprendere ciò che è giusto per sé e ciò che è giusto per la collettività. Le regole esistono e vanno spiegate ai ragazzi, cercando di far leva sulla loro parte emotiva:
“Se fosse tuo nonno ad ammalarsi ed essere ricoverato senza che tu lo possa più vedere, fino al suo ultimo giorno?
“E se fosse la madre o il padre del tuo amico a dover rimanere a casa dal lavoro per settimane, non potendo portare a casa lo stipendio?
“Prova a pensare: se fossi tu ad essere premiato a scuola per il buon uso dei dispositivi di sicurezza?

Sicuramente l’educazione ricevuta in famiglia, e la presenza di un dialogo su ciò che sta accadendo, risulta un fattore importante di predizione del rispetto o meno delle regole da parte dell’adolescente.

È anche vero, però, che il gruppo spesso ha un funzionamento proprio, che può portare anche il ragazzo migliore a comportarsi in modo inadeguato. Un meccanismo efficace di prevenzione ed educazione può essere la “peer-education”. Si tratta di incaricare un ragazzo poco più grande del nostro, di trasmettere un messaggio efficace, utilizzando un linguaggio più vicino a quello adolescenziale e, per questo, più incisivo.

6. Qual è il modo più adatto per informare i più piccoli su ciò che sta accadendo? Dire la verità o raccontare genericamente cosa succede per non creare in loro “ansia da virus”?

Spesso si è convinti che non dire le cose negative ai bambini sia un modo di proteggerli. In realtà questo modo di fare è spesso controproducente. Ciò che accade, infatti, è che gli adulti cercano a parole di nascondere o non trasmettere le informazioni negative, ma mostrano, attraverso canali non verbali (nervosismo, ricerca ossessiva di informazioni, parlare con amici davanti ai bambini, ecc.) la loro preoccupazione.
Il canale corporeo è immediato per i bambini: basta il tono di voce, uno sguardo preoccupato, una ruga che solitamente non c’è, che loro si attivano e sentono subito che qualcosa non va.

Meglio quindi essere sinceri, cercando solo di trovare parole adeguate all’età e rimanendo aperti alle possibili reazioni emotive che potrebbero scaturire dai bambini. Questo eviterà che possano sentirsi spaventati dal non-detto degli adulti o arrabbiati nel momento in cui percepiscono la bugia del genitore.

7. Una volta tolte le mascherine in modo definitivo potrebbero manifestarsi particolari disturbi nei bambini e nei ragazzi?

Molto dipende dal tipo di esperienza che quel bambino o ragazzo ha fatto durante questo tempo di pandemia.
Ci sono bambini che ancora oggi si dimenticano la mascherina uscendo di casa e che non vedono l’ora di toglierla: per loro, la fine di questa abitudine sarà solo una liberazione.
Altri, invece, che sono stati in quarantena o che vivono a contatto con un adulto eccessivamente ansioso, potrebbero essere più sensibili all’uso della mascherina come unico mezzo di protezione e mostrare più fatica a separarsene.

È importante suggerire di togliere la mascherina quando non serve, stimolando i bambini con giochi di mimica facciale e uso della bocca, passeggiate nella natura dove è improbabile incontrare altre persone e dove invitare ad abbassare la mascherina e sentirsi più liberi. In ogni caso, qualora si evidenziassero segnali di ansia in questo senso, è sempre bene rivolgersi al pediatra/medico di base o ad uno psicologo/psicoterapeuta.

 

Presentazione del professionista.

Nome e cognome: Francesca Mazzi

Professione: Psicologa dell’Età Evolutiva

Presentazione: Psicologa dell’Età Evolutiva, con un Master in Psicologia Scolastica e iscritta alla Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale.
Si occupa da oltre 10 anni delle diverse problematiche che possono insorgere nel corso dello sviluppo di un bambino e delle situazioni complesse che una famiglia può trovarsi ad affrontare nelle varie fasi della vita.

Nello specifico, il suo lavoro riguarda la valutazione e il trattamento delle differenti difficoltà scolastiche e di motivazione, problematiche d’ansia, situazioni familiari difficili, sostegno agli adolescenti, consulenza genitoriale e formazione agli insegnanti e alle scuole.

L’approccio che utilizza è eclettico, ma si rifà soprattutto al concetto che l’individuo è un’integrazione tra mente e corpo. Pper questo motivo, nel suo intervento, utilizza molto anche tecniche psicocorporee, che derivano dal suo percorso di specializzazione in psicoterapia funzionale.
Per anni ha lavorato nel ramo della disabilità e, nello specifico, con i Disturbi dello Spettro Autistico, per poi specializzarsi nel ramo delle Difficoltà Specifiche di Apprendimento (Dislessia, Disortografia e Discalculia) e della formazione alle scuole.

Il lavoro di rete attraverso il coinvolgimento della famiglia, della scuola e dei servizi permette una presa in carico del bambino a livello globale, nella consapevolezza che il sano sviluppo nell’infanzia dipende dalla responsabilità educativa di molte figure.

Per conoscere al meglio la dottoressa e le sue attività vi rimandiamo alla sua pagina Facebook Studio di Psicologia per l’Età Evolutiva-dott.ssa Francesca MAZZI

Invece per contattarla direttamente:
E-mail: mazzi.francesca@gmail.com
Cellulare: +39 3383259949


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