Recensiamo

Intelligenza emotiva per un figlio

11/11/2019

John Gottman è psicologo di fama mondiale, specializzato in consulenza matrimoniale e psicologia dello sviluppo. Insegna all’Università di Washington ed è cofondatore del Gottman Institute dove svolge percorsi terapeutici e pratici per le coppie.

Abbiamo già affrontato il tema dell’Intelligenza Emotiva in un’altra recensione ma l’argomento merita di essere ripreso più volte anche perchè sempre più esperti se ne stanno occupando e riportandone l’importanza.

Per lavorare su questo tipo di intelligenza, si può ricorrere a due strategie. La prima è affidata ai genitori e usa tecniche, metodi o azioni dirette che agiscono come modello e la seconda è la lettura.

Favole, racconti, fumetti, romanzi o altro, aiutano i genitori a sviluppare le competenze sociali ed emotive dei figli. Leggere esercita la capacità che ci permette di riflettere e capire gli stati mentali, nostri e altrui.

In ogni caso, a prescindere dal metodo che si utilizzerà, cominciare a esercitare l’intelligenza emotiva fin da piccoli può essere molto positivo. È dimostrato che allenarla nei bambini in età scolare mediante programmi specifici o un approccio trasversale offre vantaggi come:

  • Migliora in modo importante le abilità sociali.
  • Aumenta le abilità emotive.
  • Previene la comparsa di disturbi del comportamento e psicologici.
  • Migliora i risultati scolastici

Sviluppare durante l’infanzia la consapevolezza delle proprie emozioni pone le basi che aiuteranno a generare le migliori strategie di gestione delle stesse. Di contro, una bassa consapevolezza emotiva porta a maturare strategie meno adattabili e, di conseguenza, una minor capacità di soluzione dei problemi

Per capire il concetto di “consapevolezza” emotiva si possono descrivere due momenti:

  • Il momento dell’attenzione serve ad identificare e differenziare le emozioni, così come a localizzare cosa le provoca e, perfino, a gestire le sensazioni corporee che formano parte dell’esperienza emotiva (per esempio, tensione nell’area addominale).
  • Gli aspetti attitudinali sono necessari per intercettare le esperienze e le espressioni emotive che vengono prodotte in se stessi e negli altri.

Non basta la comprensione e la consapevolezza delle loro emozioni, è anche opportuno infatti che sappiano regolare e controllare le loro reazioni sia singolarmente sia in rapporto agli altri.

La regolazione emotiva è, molto spesso, un compito che spetta alle famiglie, poiché la capacità di gestire le emozioni non è per niente facile da sviluppare.

L’intelligenza emotiva svolge una funzione di protezione costante lungo l’intero ciclo di vita e secondo l’autore può essere educata attraverso un processo di alfabetizzazione emotiva: Tale apprendimento sarebbe da inserire a pieno titolo tra le materie scolastiche a fianco di quelle tradizionali.

L’errore principale che si commette è insegnare ai bambini che le emozioni sgradevoli (tristezza o rabbia), devono essere ignorate (“non farci caso”) o cambiate (“non arrabbiarti per questa sciocchezza”). A volte vengono perfino promossi atteggiamenti di vergogna verso di loro (“non farne una tragedia”).

Gottman individua nei suoi testi quattro macro categorie di genitori e delinea per ciascuna, con ricchezza di esempi, le linee-guida del miglior percorso di educazione emotiva:

  1. Genitori noncuranti, che sminuiscono, ridicolizzano o addirittura ignorano le emozioni negative dei figli. (E’ ridicolo che non vuoi andare all’asilo. Non c’è nulla di cui aver paura. Li ci sono i tuoi amichetti e ti divertirai. Dai su, ora passiamo in pasticceria a comprare un dolcetto, così ti passa.)
  2. Genitori censori, che criticano le espressioni di sentimenti negativi e che possono arrivare a rimproverare o punire i figli per queste manifestazioni emotive. (E’ ridicolo che non vuoi andare all’asilo. Sono stanca di questo comportamento, non sei più un neonato. Agisci da grande! Se continui così questa è la volta buona che le prendi.)
  3. Genitori lassisti, che accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al loro comportamento, spesso rimandano il problema, distraendolo ad esempio con un gioco, fino a che si ripresenterà la volta successiva. (Oh come ti capisco! E’ naturale che vuoi rimanere a casa con la tua mamma. Anche io sono triste. Magari giochiamo insieme dieci minuti e poi usciamo senza piangere però.)
  4. I Genitori allenatori emotivi, che partono come i genitori lassisti, empatizzando con i sentimenti del bambino, ma poi colgono l’occasione per parlare del sentimento, dargli un nome, e imparando a riconoscerlo

Per l’autore il genitore allenatore emotivo comprende che nel porre limiti al comportamento del bambino è necessario fargli comprendere la differenza tra il sentimento provato, che è fisiologico, e i comportamenti, accettabili o meno, che ne possono derivare.

E’ naturale arrabbiarsi con un amico, ma non è accettabile tirargli i capelli!

Di seguito cinque suggerimenti da parte dell’autore per i genitori:

  1. Essere consapevoli delle emozioni del bambino
  2. Riconoscere nell’emozione un’opportunità di intimità e di insegnamento
  3. Ascoltare con empatia e condividere i sentimenti del bambino
  4. Insegnare al bambino le parole necessarie a definire le emozioni che prova
  5. Porre dei limiti, aiutando il bambino a risolvere il problema

Il concetto che sembra davvero importante in brevissima sintesi è appunto quello dell’ALLENAMENTO EMOTIVO che una volta appreso dai bambini sta alla base per loro del riuscire anche in futuro ad autocontrollarsi, essere perseveranti, e automotivarsi. Queste abilità sono fondamentali nella riuscita della realizzazione personale una volta adulti.

Una frase scelta per voi:

“Se gli adulti confutano costantemente i suoi sentimenti il bambino perde fiducia in se stesso”

Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che l’amore da solo non è sufficiente. Genitori attenti affettuosi, assidui hanno spesso nei confronti delle proprie emozioni e di quelle dei figli degli atteggiamenti che interferiscono con la capacità di comunicare quando questi sono tristi, spaventati o arrabbiati. Ma se l’amore da solo non è sufficiente incanalare questo affetto in alcune competenze di base che i genitori utilizzano mentre “addestrano” i propri figli nell’area dell’emotività è sufficiente. Il segreto consiste nel modo in cui i genitori interagiscono con i figli quando le emozioni diventano intense.

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