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Come parlare della morte ai bambini

30/04/2020

– PARTE 2-

Premesso che è importante parlare della morte ai bambini perché ciò evidenzia il valore della vita davanti al naturale e ineluttabile arrivo della morte, indagare insieme questo mistero, aiuta in realtà sia i bambini che noi adulti ad affrontarla con maggiore serenità, rendendoci più consapevoli delle emozioni che proviamo a riguardo e consentendoci anche di imparare ad essere più empatici. Di fatto parlando della morte impariamo l’amore per la vita e se avviamo un dialogo aperto e autentico coi nostri figli, questo scambio porterà entrambe le parti verso un rapporto di connessione profonda e amorevole.
Ma come iniziare a parlare della morte ai bambini? Innanzitutto mettendoci in condizione ottimale di ascolto profondo per consentire loro di potersi esprimere liberamente, aggiungiamo poi un pizzico di pazienza, poiché ci potrebbe volere più tempo del previsto, e una buona dose di astinenza dal giudizio per evitare di fraintenderli per qualsiasi strano quesito possano porci in merito. Prepariamoci quindi per un dialogo basato su: sincerità da parte nostra, cuore aperto, parole semplici e toni dolci, tempistiche probabilmente lunghe e possibilità di domande particolari e spiazzanti. È consigliabile in particolare rispondere alla singola domanda, senza dilungarsi su altri argomenti, rendendo il discorso troppo lungo o complesso, e valutare la tematica dal punto di vista dell’età del bambino.
I bambini dai 3 a i 5 anni immaginano la morte come una temporanea partenza: non rendendosi conto ancora che sia definitiva e universale, potrebbero pensare che capiti solo alle persone molto anziane, che il defunto possa tornare o sia andato via per colpa di qualcosa che hanno fatto o non fatto. A maggior ragione a quest’età è bene evitare similitudini tra la morte e il sonno o il viaggio: in entrambi i casi il bimbo rafforzerà la sua aspettativa del ritorno del defunto, determinando delusione o senso di colpa quando capirà che non è così. Inoltre il paragone col sonno eterno desterà nei bambini non poca inquietudine nel momento dell’addormentamento, con conseguente probabilità di insonnia o rifiuto a dormire da solo, per timore di non svegliarsi più. Dai 6 ai 9 anni il bambino si confronta maggiormente col mondo esterno alla famiglia, così inizia a pensare alla morte come conseguenza di un’aggressione esterna: in particolare alcuni studi hanno rilevato che dal settimo anno il bambino inizia a acquisire consapevolezza della propria morte, anche se solo dopo gli otto anni ne intuisce l’irreversibilità, seppur legata alla malattia in vecchiaia. È solo dopo i 9 anni che i bambini comprendono davvero l’inevitabilità universale della morte e hanno tutto il tempo della pre-adolescenza e dell’adolescenza per costruirsi un’immagine di sé anche relativamente a questo. Durante tutti questi anni il compito di noi genitori resta quello di accompagnarli nella comprensione del concetto di morte, nell’amore per la vita nonostante il dolore che essa provoca e nel sostegno della condivisione degli strumenti più adeguati per affrontarla in futuro. Si tratta semplicemente di educarli anche su questo aspetto della vita, così come facciamo naturalmente per tutti gli altri, aiutandoli a essere preparati per vivere le imprevedibili esperienze che la vita ci dona.

Un buon modo per iniziare a riflettere insieme sulla morte ci viene dato dalla natura, che magistralmente in questa primavera sta rinascendo come non mai, proprio in conseguenza al nostro fermo. Parlare della morte come parte del ciclo naturale della vita è un buon punto di partenza, osservando i cambiamenti che nella natura portano morte in inverno, ma poi anche rinascita in primavera. I ritmi ciclici della natura come il passaggio dal giorno alla notte, le stagioni, il ciclo di crescita delle piante, sono esempi viventi e universali che danno prova di quanto sia naturale nascere, crescere, invecchiare e morire. Il bambino può così iniziare a capire che tutto ciò che esiste ha un suo ciclo vitale, una sua durata limitata, che nella natura tutto si rinnova continuamente, grazie alla morte di altre cellule. L’esplorazione della natura diventa così strumento primario e positivo dell’intuizione del mistero della morte, tramite le sue analogie, la sua imprevedibilità e la sua bellezza. Essendo poi la morte collegata alla perdita, può tornare utile pensare anche a situazioni più semplici che il bimbo può affrontare, come la perdita di un giocattolo a lui caro. Questo può essere il primo dolore per una perdita che il bambino potrebbe incontrare nella sua vita: sarà compito dei genitori evitare di ricomprare lo stesso gioco, data l’impossibilità di sostituire affettivamente quel gioco così amato con un altro, che il bimbo percepirà subito come diverso, e piuttosto reinventare insieme le routine che erano legate al gioco perduto. Un’altra occasione di perdita può trovarsi nella morte dell’animale domestico: se per gli adulti questa potrebbe essere percepita in modo non così grave, per un bambino si tratta invece di un vero e proprio lutto. Tanto più in tal caso non si dovrà ricomprare lo stesso animale, per evitare di sminuire l’intensità del dolore e dell’affetto provato per l’adorato pet scomparso, quanto piuttosto cercare di onorarlo, magari creando insieme una specie di rituale di saluto, in cui il bimbo abbia la possibilità di seppellire e salutare il proprio amico animale. Per la situazione attuale invece può essere utile anche solo introdurre una piccola routine che aiuti il bambino a capire ciò che sta accadendo nel mondo: accendere una candela ogni sera dedicando un pensiero o una preghiera a tutte le persone malate o morte per il Covid19 oppure, per chi è credente, offrire a Dio un disegno come preghiera per accogliere tutte le anime nella pace, sono piccoli segni ma carichi di significato. Sarà poi il bimbo a farvi domande in merito se e quando sentirà di farlo.

Immagine tratta da “Perché si muore: come trovare le parole giuste. Un dialogo tra genitori e figli” di E.A.Grollman Ed. RED!

Infine l’uso di favole e libri è sicuramente un supporto sempre molto funzionale per entrare in contatto coi bambini, accedere al loro mondo di fantasia, dando successivamente possibilità di evolversi in un dialogo aperto sulla morte. A tal proposito consiglierei un paio di libri da leggere coi nostri bimbi:

  • “Il mare del cielo” di Cosetta Zanotti
  • “Gina e il pesce rosso” di Judith Koppens e Eline van Lindenhuizen
  • “Palla di sogno” di Lise Thouin

E per i genitori che desiderano approfondire l’argomento, suggerirei:

  • “Perché si muore?” di Earl A. Grollman
  • “Ai papaveri non piace appassire” e “La domanda che vola” di Francesco Campione
  • “Dialoghi con i bambini sulla morte” di Daniel Oppenheim

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  1. Grazie per questo articolo!
    Noi l’anno scorso abbiamo avuto un terribile lutto in famiglia e mia figlia che aveva quasi 3 anni continuava a chiedermi perché fossi triste, per lei, come scritto nell’ articolo, non era qualcosa di definitivo e parlare del Cielo per lei era ed è solo un viaggio tendenzialmente con l’aereo, noi le abbiamo spiegato che la persona mancata è nel nostro cuore.

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