Pensieri vari

Il rientro al lavoro

17/10/2017

Eccomi. Questo giorno è arrivato. Anche per me. Sono tornata a lavorare, il congedo parentale è finito, e un po’ sembra che la maternità sia finita con esso. Si perché di fatto si da il nome di maternità a quel periodo post parto in cui ci si prende cura in modo esclusivo del nostro piccolo e può essere più o meno lungo a seconda delle differenze e delle esigenze che ci sono tra mamma e mamma. La maternità è finita, ma si è mamme, perciò ecco che il rientro a lavoro non è più come prima. Da qualche parte, che sia a casa, al nido o dai nonni, c’è nostro figlio, che per la prima volta non è con noi, che per la prima volta abbiamo dovuto lasciare a qualcun altro, e che d’ora in poi non starà più con noi come è sempre stato fino a questo momento. Da 0 a 100. O da 100 a 0, è più appropriato. Ad aggravare questo mio rientro c’è il fatto che mia figlia è ammalata, perciò la preoccupazione e il pensiero a lei erano più costanti.

Oggi mi sono accorta di quanto essere mamma lavoratrice sia diverso dall’essere solo lavoratrice; prima per esempio arrivavo a lavoro, accendevo il PC con la foto di me a cavallo sul desktop (passione che avevo prima della gravidanza e che spero di poter riprendere più avanti), mettevo il cellulare sulla scrivania e iniziavo a lavorare. Oggi la prima cosa che ho fatto è stata sostituire l’immagine del desktop con una foto di mia figlia, mi sono fatta una cartella con i documenti relativi a mia figlia e ovunque andassi con me portavo sempre il cellulare (non si sa mai che mi chiamino per problemi con mia figlia). Insomma, tutto girava attorno a lei. Tutto è cambiato. Anch’io sono cambiata. La mia priorità ora è essere una buona madre. Non significa certo che darò meno importanza al mio lavoro, ma sicuramente se prima non avevo ragioni di preoccuparmi di ciò che c’era fuori dall’azienda adesso la priorità è fuori e per qualsiasi esigenza si prende e si esce. Punto. Senza discussioni.

La mattina quando andavo a lavorare ero sola, ascoltavo la radio e immersa tra il sonno e i miei pensieri arrivavo, parcheggiavo e iniziava la mia giornata. Idem al ritorno. D’ora in avanti nel sedile dietro, ben salda nel suo seggiolino, ci sarà la mia bambina; mi fermerò al nido, sarò uguale a tutte le altre mamme che correranno dentro, le darò un bacio e correrò fuori per entrare a lavoro. E il pomeriggio correrò fuori dal lavoro per andarla a prendere entro quell’orario che dovrò rispettare (e come tutte sarò in ritardo!!!) e tornerò a casa assieme a lei. Almeno in auto avrò una dolce e piacevole compagnia!

Che ne dite di raccontarci la vostra esperienza di rientro a lavoro da neo-mamme?

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  1. ciao ragazze,
    io ho iniziato quando mia figlia aveva 5 mesi ma solo 4 ore al giorno il mattino ,poi da quando ne aveva 7 ho iniziato con le classiche 6 ore e la ritrovavo dopo il suo riposino, e dopo il suo anno sono rientrata a tempo pieno. secondo me si soffre di più all’idea del distacco che non quando poi si è realmente in gioco…la mia scelta di rientrare molto presto è scaturita da una serie di riflessioni e con il senno di poi mi sento di dire che è stata azzeccata poiché il distacco è stato realmente molto graduale. la difficoltà reale, almeno x me, nasce nel rientro a tempo pieno perché dopo 8 ore a lavoro torni a casa e il “lavoro” continua per quanto con immenso amore!! fortunatamente ho vissuto pochi momenti distante da lei sapendo che fosse malata e ammetto che non è facile gestire il pensiero costante…

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