Interviste

Il rapporto di coppia in gravidanza e nel post parto

07/11/2019

8 domande per crescere insieme

Oggi intervistiamo la Dott.ssa Elisa Firinu, con la quale avevamo già affrontato questo argomento Come affrontare in modo corretto l’educazione sessuale con i bambini.

L’intervista.

1. Ho scoperto di essere incinta: cosa succede dal punto di vista fisico e psicologico in relazione al desiderio sessuale?

La gravidanza è un evento che si configura semplice e complesso allo stesso tempo circondato da un alone di mistero. Dare la vita ad un nuovo essere rappresenta un avvenimento in grado di fare risuonare molteplici corde personali e profonde. È un periodo di transizione e si configura come un percorso dove soma e psiche interagiscono e si influenzano a vicenda; l’attesa non riguarda solo la nascita del bambino, ma anche la trasformazione della donna in madre e dell’uomo in padre.  Diventare genitori, pur nella variabilità delle reazioni individuali, rappresenta, dunque, una fase cruciale nella costruzione dell’identità, nonché una fase di evoluzione.

E’ improbabile che una donna trascorra tutta la gravidanza senza avere la necessità di uno scambio erotico, così come è raro che tanto la sessualità maschile quanto quella femminile non risentano dei significati psicologici legati all’attesa di un figlio(Panzeri,2006). La nausea , i rigetti e la stanchezza possono, fin da subito, impedire alla donna di esprimere a pieno la sessualità e determinare un calo del desiderio. Gli ormoni , in particolare, svolgono un ruolo rilevante nel modificare le abitudini sessuali della gestante producendo effetti discordanti : gli alti livelli di progesterone tendono a ridurre la libido, mentre l’azione degli ormoni gravidici induce una vascolarizzazione maggiore dei tessuti genitali, facilitandone la lubrificazione, l’elasticità e la risposta orgasmica. 

Un benessere generale tende a favorire l’abbandono fisico ed emotivo e quindi una maggiore soddisfazione. Alcune ricerche hanno evidenziato come la passione erotica, pur essendo presente nell’arco di tutta la gestazione, vada incontro ad una serie di oscillazioni nel corso dei tre trimestri.

Nei primi mesi di gravidanza , i cambiamenti fisiologici della donna con le successive reazioni psicologiche di irritabilità e instabilità umorale, determinano una riduzione nella frequenza dei rapporti ed il timore dell’uomo di perdere l’amore della propria compagna.

Nel secondo trimestre si assiste ad un rinnovato interesse per la sessualità, determinato da un migliore adattamento della gestante ai cambiamenti cui va incontro. Maggiore ricerca di coccole e tenerezze, desiderio sessuale più forte di prima e orgasmi più intensi e frequenti. Questa maggiore attenzione all’erotismo nella donna non trova, a volte, nel partner un corrispettivo. Generalmente, l’uomo si accosta a questo trimestre con una diminuzione della pulsione sessuale che deriva dai timori legati alle nuove responsabilità di genitore.

Il terzo trimestre è quello vissuto in modo più conflittuale dalla coppia: da un lato infatti, l’ostacolo fisico del pancione può ridurre la voglia di fare sesso, limitata anche dall’aumento dei livelli di progesterone; dall’altro tuttavia, la presenza degli ormoni gravidici consentirebbe alla donna una maggiore facilità  nei rapporti ed una migliore percezione delle contrazioni sia durante che dopo l’orgasmo (Iezzoni, Maiorino, 2006).

2. Spesso si sente di uomini che hanno difficolta` ad approcciarsi alla partner incinta; cosa avviene dal punto di vista psicologico che impedisce la sessualità?

A causa della scarsa informazione sull’argomento, i rapporti sessuali della coppia in attesa sono di frequente lasciati all’intuito dei partner. Se da un lato ciò può essere particolarmente creativo, in quanto ricco di stimoli e novità legate al cambiamento in atto, dall’altro può portare ad esprimere il vissuto della propria cultura con i relativi pregiudizi.  A giocare un ruolo determinante sulla sessualità durante la gestazione sono proprio le false credenze dei futuri genitori. Le più ricorrenti sembrano riguardare il timore che il coito possa provocare l’aborto o che un’attività erotica troppo frequente possa lasciare un segno fisico al bambino, che il loro sperma possa arrivare al feto ed essere usato come nutrimento.  L’ATTENDIBILITA’ DI QUESTE CONVINZIONI NON E’ MAI STATA CONFERMATA.

3. Molti uomini sono attratti dalle forme della propria compagna durante la gravidanza, perché?

I cambiamenti corporei delle donne in gravidanza creano nell’uomo un nuovo pensiero della donna: la donna diviene portatrice di vita, del frutto di un essere che proviene dall’uomo e dalla donna stessa, l’incontro dei due in un unica fusione.

Questo porta l’uomo a vedere la propria donna come un qualcosa da proteggere e inconsciamente fa nascere un senso di responsabilità maggiore, amano il pancione e la sua trasformazione nel tempo.

L’attrazione è spiegabile in parte col fatto che, durante la gravidanza, nel corpo della donna si accentuano le caratteristiche femminili come i fianchi e il seno ma anche l’aspetto della procreazione potrebbe essere un fattore importante.

4. Quando si può vivere serenamente il rapporto sessuale durante la gravidanza e quando invece e` meglio sospenderlo?

Le controindicazioni al coito durante la gravidanza dovrebbero essere legate ad un quadro clinico rischioso. Problemi seri come la rottura precoce delle membrane, un travaglio prematuro, una placenta previa, possono cambiare in modo drastico le abitudini sessuali della coppia.  Ovviamente davanti alla necessità di un ricovero , i rapporti vengono sacrificati, così come nel caso in cui vi sia l’obbligo per la gestante di stare a letto; si è osservato, a tal proposito, che i partner che identificano la sessualità esclusivamente con la penetrazione si adattano peggio a questa situazione. Anche quando si ritiene necessario sospendere i rapporti completi non è detto,tuttavia, che la coppia debba rinunciare totalmente alla sua intimità. 

Per riassumere in termini semplici, se non ci sono problemi gravi come quelli sopracitati non c’è alcuna limitazione al rapporto sessuale.

5. Il periodo del post-parto è un periodo molto delicato: come si può mantenere una serenità di coppia nel rispetto delle esigenze della mamma che ha da poco partorito?

Con la nascita del bambino si assiste ad una ristrutturazione e ad una verifica del rapporto di coppia preesistente. I cambiamenti nel desiderio, nella frequenza dei rapporti, anche tra partner collaudati , non sembrano correlati al legame affettivo, ma alla vita sessuale prima del concepimento. La gravidanza ed il puerperio tenderebbero infatti ad accentuare problemi già esistenti o a rilanciare intese già buone. 

I fattori protettivi che aiutano o potrebbero migliorare la soddisfazione coniugale dopo la nascita del piccolo sono tre: tenerezza del neo papà verso la partner e non solo verso il bambino; dare un alto valore alla coppia; considerazione da parte della partner verso il papà e la relazione di coppia.

E’ importante che in questo periodo la neo mamma ed il neo papà abbiano tutto il tempo di adattarsi alla nuova situazione. Nei giorni successivi al parto potrebbero insorgere dei momenti di tristezza dove potrebbero essere presenti pensieri negativi, paura di non sentirsi all’altezza del ruolo materno e così via. In questo caso è importante che il partner accolga queste paure e sia presente offrendo un supporto sia nella gestione della casa e del bambino che di ascolto della partner. Bisognerebbe, inoltre, riuscire a riservare alla coppia un proprio spazio, senza dover essere necessariamente in tre; tenere una sera a settimana per sé, magari con l’aiuto di un familiare che si prenda cura del bambino, sarebbe prezioso e di grande aiuto. È importante che la neo mamma non crei un rapporto a due con il piccolo soprattutto se maschio, mantenendo un giusto equilibrio nei confronti del partner. Cercare di recuperare una migliore forma fisica prendendosi cura di se stessa.

Anche il partner può fare molto ricorteggiando un po’ la partner invece che “scappare” simbolicamente a lavoro o in palestra o dagli amici. Ma la cosa più importante è dire quanto si vuole bene, quanto si tiene alla propria partner e al piccolo ma anche la paura di sentirsi soli e la paura di perderla. Si potrebbe scrivere una lettera non di rimprovero ma di amore e nostalgia. Piccoli gesti che riaccendono il dialogo e la complicità. 

6. Come cambia il rapporto di coppia dopo la nascita del bebè?

A livello psicologico una gravidanza influenza la relazione di coppia con l’acquisizione di nuovi ruoli.

La coppia è chiamata a riorganizzare i tempi e gli spazi fisici della propria vita mentre a livello mentale deve accogliere il nuovo nato e trasformarsi in triade in modo efficiente ed equilibrato, evitando coalizioni ed esclusioni. Quando si scopre di essere incinta molteplici sono i sentimenti e le emozioni che possono sperimentarsi: alla gioia si accostano dubbi ed incertezze , al senso di realizzazione la paura di non farcela ed il timore di non possedere quello che comunemente viene chiamato “istinto materno”. Nella maggior parte dei casi a questo momento iniziale subentra una serena e consapevole accoglienza da parte della donna del suo “destino biologico” che la porterà a vivere questo periodo come un esperienza felice.  Nell’uomo si possono rintracciare gli stessi adattamenti funzionali caratteristici della gestante, vale a dire, l’organizzazione degli spazi per accogliere il figlio, la ricerca di un rapporto diretto col bambino durante la gravidanza attraverso un dialogo abituale con la “pancia” , la presenza di diversi stati emotivi. Nel momento in cui la gravidanza diviene più evidente, con l’aumento del volume della pancia e la percezione dei movimenti fetali , l’uomo mette a fuoco il proprio stato di padre; inizia a costruirsi un immagine di sé come genitore e avere un idea più definita del bambino.

7. Ci sono differenze dal punto di vista psicologico nel riapprocciarsi al partner se si ha avuto un parto naturale piuttosto che cesareo?

Il parto costituisce un cambiamento di stato importante, in cui i due aspetti – fisiologico e psicologico – si integrano a vicenda per rendere la separazione il più funzionale  e consapevole possibile.

Il parto cosiddetto “naturale” è il momento in cui si interrompe quello stato simbiotico che  è stato in essere per tutti i nove mesi della gravidanza. La gestazione termina con  un dolore unico, ma proprio quel dolore e a quella fatica permettono un’efficace separazione madre-bambino. Una           separazione non solo fisica ma anche psicologica che rende possibile la consapevolezza di una nuova identità. La nascita del bambino porta la madre a vederlo come un’identità esterna che non necessita più del corpo della madre per le sue necessità primarie. Inizierà a respirare da solo e ad essere un individuo “autonomo” e questo sarà molto utile alla neo mamma che per la prima volta vedrà il bambino non più come parte integrante di se stessa ma come una nuova identità nata da lei e da suo compagno.

Un  parto cesareo pone la donna nel ruolo di paziente sottoposta ad un intervento chirurgico in cui il dolore e la fatica del parto verranno del tutto meno o quasi, in cui si avrà una separazione in primis fisica dove l’aspetto psicologico viene spesso trascurato. Nei casi in cui il taglio cesareo è ritenuto inevitabile (per complicazioni o condizioni mediche varie che lasciano ritenere un parto naturale altamente rischioso per l’incolumità della madre o del figlio o di entrambi) talvolta si può incorrere in fenomeni singolari per quanto riguarda i vissuti emotivi della donna neo-mamma. Spesso infatti, donne che hanno partorito con taglio cesareo, riferiscono di sentirsi emarginate già all’interno della struttura ospedaliera, un’emarginazione talvolta non verbalizzata ma comunque agita a livello non-verbale dalle altre madri e/o dal personale medico. Ciò favorisce ed incrementa il sentimento di “mamma a metà”,  ossia la convinzione di non essere stata una vera madre per non essere stata in grado di permettere un parto naturale.  Nei casi in cui esiste la volontà  da parte della madre di un parto naturale  ma ciò viene reso impossibile da condizioni mediche avverse, è ancora di maggiore importanza intervenire a livello psicologico al fine di permettere la realizzazione dell’importante processo di separazione di cui sopra, eliminando tutti quei pensieri disfunzionali di inadeguatezza e di inferiorità, affinché la donna ora divenuta madre possa dedicarsi al proprio figlio oltre che a sé stessa. 

8. Puoi darci dei consigli su come mantenere un sano rapporto di coppia nonostante si sia diventati genitori?

Dopo la nascita di un bambino, il rapporto di coppia subisce un cambiamento. Sopratutto dopo aver avuto il primo figlio il rapporto di coppia cambia, non si è più soli, ma si aggiunge un bambino con i propri bisogni e necessità.Probabilmente nella coppia è la donna che avrà meno desiderio perché è più coinvolta nelle cure al bambino e per la paura di avere danni o comunque dolore. A questo proposito è importante rispettare i tempi e le esigenze della neo mamma che si trova ad affrontare situazioni nuove.

I rapporti dopo il parto possono essere ripresi dopo almeno 40 giorni, quando le perdite ematiche fisiologiche che si verificano nel puerperio sono terminate, sia per il parto cesareo che per il parto spontaneo. Durante questo tempo l’utero riprende le sue dimensioni normali ed eventuali lacerazioni hanno modo di cicatrizzarsi sopratutto nei casi in cui sia stata necessaria una episotomia.

È consigliabile riprendere i rapporti gradualmente e con delicatezza, in modo da riabilitare le parti intime, soprattutto se dolenti, con posizioni comode per la donna. La comunicazione con il proprio partner riguardo le proprie sensazioni ed emozioni aiuterà nell’intimità di coppia. Circa la metà delle donne, infatti, dopo il parto prova dolore di varia intensità durante il rapporto sessuale.

Come abbiamo detto in precedenza le piccole attenzioni, il tempo per la coppia, il respetto dei propri tempi e delle proprie paure come il dialogo e l’ascolto sono tutti comportamenti funzionali che aiutano la coppia a non “scoppiare”.

Presentazione del professionista

Nome e Cognome: Elisa Firinu

Professione: Psicologasessuologa  e  consulente di coppia.

Laurea e/o altri attestati di interesse: Laurea triennale in scienze e tecniche della salute in età evolutiva, presso l’università La Sapienza di Roma;
Laurea in psicologia clinica e applicata, devianza e sessuologia presso l’università del L’Aquila.
Master di specializzazione in sessuologia clinica e consulenza di coppia.

Esperienze professionali di interesse:  durante gli studi ho avuto l’occasione di frequentare dei tirocini formativi molto interessanti presso il Policlinico Umberto Primo e l’ISC (Istituto di Sessuologia clinica) di Roma che mi hanno permesso di imparare direttamente sul campo.

Sono iscritta all’albo degli psicologi della regione Veneto (N. 10660) e come sessuologa presso la S.I.S.E.S (Milano). Attualmente lavoro come libero professionista e sono volontaria al telefono Rosa.


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