La crescita e dintorni

Il pavor nocturnus

25/02/2019
pavor notturno

Quando aveva circa 4 anni, una notte, Chiara si è seduta nel suo letto ed ha iniziato ad urlare e piangere. Aveva gli occhi aperti ma pareva non capire ciò che cercavamo di dirle. E’ durato alcuni minuti, pochi col senno di poi, un’eternità sul momento. Ci siamo veramente spaventati.

Infine si è riaddormentata profondamente e il giorno dopo non ricordava nulla di quanto successo. Le è successo un’altra volta ma eravamo più preparati e abbiamo aspettato con pazienza che passasse.

Lì per lì non nascondo di essermi abbastanza spaventata e non comprendevo esattamente nè cosa stesse accadendo nè, di conseguenza, come dovevamo comportarci noi genitori. Ho quindi deciso di approfondire l’accaduto in primis con la pediatra delle mie bambine (mi raccomando, rivolgersi sempre al proprio pediatra o comunque ad un pediatra di fiducia). La pediatra mi ha subito confortato, spiegandomi di cosa si trattasse, in un secondo momento ho quindi deciso di approfondire anche su internet e di parlarvene qui sul blog.

Innanzitutto chiariamo di cosa stiamo parlando.

Parliamo di “pavor nocturnis“, una perturbazione non patologica del sonno piuttosto frequente nei bambini, che solitamente scompare in adolescenza. Pare che circa il 3% dei bambini l’abbia provata almeno una volta, con leggera prevalenza dei maschietti sulle femminucce.

Per spiegarvi di cosa si tratta nello specifico, preferisco rifarmi al sito UPPA – Un Pediatra Per Amico.

Come si manifestano le crisi?
Le crisi di Pavor nocturnus sono davvero impressionanti. Il bambino lancia un grido, con gli occhi sbarrati, a volte serrati, con una forte attivazione del sistema nervoso autonomo: è sudato, ansante, pallido, a volte paonazzo, ha le pupille dilatate, il respiro corto e frequente, la frequenza cardiaca aumenta come anche il tono muscolare. Perde l’urina. Si agita in movimenti scomposti, irrigiditi. Grida. Piange. Sembra in preda al terrore. Non è contattabile con gesti, né con parole. Anzi: se gli si parla, se viene toccato o abbracciato, il terrore può aumentare.
Di solito la crisi dura pochi minuti, ma anche da 10 a 30 minuti. Alla fine il bambino torna a dormire d’un sonno profondo, come non fosse successo nulla. In realtà, continua a dormire nel suo sonno profondo, che non s’è interrotto durante la crisi. Al mattino non ricorda nulla, perché nella crisi non era consapevole. Se viene svegliato, qualcosa ricorda, ma a ben guardare i ricordi sono legati più alla fase del risveglio che non al momento della crisi.


Un fenomeno innocuo
La crisi si verifica con frequenza variabile, irregolare, non prevedibile (anche una sola volta nella vita) in una fase di sonno non-REM, o sonno profondo. Quindi non durante un sogno, che avviene solo nelle fasi di sonno REM. Dunque non è un incubo. Come abbiamo detto non è espressione di disturbi neurologici, né di disturbi affettivi, né di disturbi relazionali e non è un attacco di panico: si tratta del risultato di un’attivazione del sistema limbico (gestore delle emozioni), probabilmente dell’amigdala, che si realizza non in conseguenza di esperienze vissute.

tratto da Uppa.it

Cosa fare quando accade? Intanto non facciamoci prendere dal panico, nè tanto meno dobbiamo arrabbiarci con il bambino perché si sveglia urlando nel cuore della notte (non è una reazione da escludere, anche noi staremo dormendo profondamente probabilmente ed innervosirsi per un evento non compreso, è facile).

Non c’è molto da fare a dir il vero, se non attendere che l’evento finisca da solo. Manteniamo serenità e stiamo accanto al piccolo. Non serve parlargli o se vogliamo farlo (più per serenità nostra che sua), facciamolo con tono di voce pacato e tranquillo. Urlare non serve a nulla. Fare domande nemmeno, il bimbo non è vigile in quel momento.

Evitiamo ovviamente che il bambino rischi magari di farsi del male, se si agita nel letto. Come viene detto anche per il sonnambulismo, meglio evitare di svegliarlo, potreste solo spaventarlo di più.

Non tutto è ovviamente riconducibile al “pavor nocturnus”, quindi per qualsiasi dubbio, come detto in precedenza, non esitate a contattate il pediatra e avrete i chiarimenti che desiderate. Serene notti a tutti!


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