La crescita e dintorni

Come intervenire quando il neonato piange

01/08/2017

Ci sono molte filosofie diverse su come comportarsi quando il nostro piccolo nuovo arrivato piange. In particolare, c’è la “vecchia” filosofia delle nostre mamme, zie e nonne che ci dicono che si può anche lasciarlo piangere sennò si abitua alle braccia, si vizia e noi neomamme ci stressiamo troppo. Poi c’è la “nuova” filosofia che sembra essere la conseguenza della “vecchia” ma esattamente al contrario, come se le nuove generazioni trovassero dannoso il modo in cui siamo state cresciute ed educate, che ritiene si debba immediatamente prendere in braccio, coccolare e calmare il piccolo che piange. Personalmente credo che entrambe le scelte siano poco rispettose delle esigenze del bimbo.
Vorrei fare un passo indietro e parlare un attimo del pianto: il nostro piccolo appena nato ha un solo modo di comunicare, ed è per l’appunto il pianto. Lui ha bisogno di imparare a comunicare in maniera corretta e noi neomamme dobbiamo imparare a capire di cosa ha bisogno, cosa ci sta dicendo. Se lo lasciamo piangere senza intervenire, è vero che prima o poi smette, ma è perché nessuno risponde alla sua esigenza e quindi smette di chiedere. Intervenire subito invece significa zittirlo e molto spesso si rischia di intervenire in modo sbagliato (magari lui voleva dirci “sono annoiato” e noi rispondiamo proponendo il seno perché pensiamo abbia fame), con la conseguenza che il nostro piccolo non impara a comunicare correttamente e noi magari non riusciamo a capire cosa vuole e perché non si calma, col risultato che il più delle volte proponiamo il seno o il ciuccio, di fatto zittendo il suo tentativo di comunicare.
Io credo che la soluzione migliore sia fermarsi un attimo, ascoltare il pianto, cercare di capire il contesto (esempio: da quanto ha mangiato? Se da poco potrebbe avere il pannolino sporco, se da tanto potrebbe avere fame) e provare a rispondere nella maniera corretta. Non significa certo lasciare il nostro piccolo piangere, ma permettergli di comunicarci il suo disagio e permetterci di capirlo. In questo modo sarà meglio per entrambi perché la domanda e la risposta saranno più efficienti. Vi voglio fare un esempio: andate in viaggio in un posto di cui non conoscete la lingua ed entrate in un ristorante perché volete mangiare ma non riuscite a capirvi e loro vi propongono cose che non volete e non riuscite a farvi servire quello che invece volete. Probabilmente ad un certo punto smettete di chiedere e vi fate andare bene quello che vi è stato proposto. Io immagino la comunicazione col neonato una cosa simile al parlare con una persona che parla una lingua a voi sconosciuta. A volte basta fermarsi e avere il tempo di spiegarsi.
Io con mia figlia faccio così e devo dire che mi ritengo fortunata perché ora riusciamo a capirci (anche se il percorso fin qui non è stato certo facile); qualche volta capita ancora che fatico a capire, non ho certo la soluzione a tutto, ma sono sicuramente più tranquilla e meno stressata e anche mia figlia ne giova.
Spero di avervi dato un buon consiglio!

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