Approfondiamo | Mini-interviste

Bisogni Emotivi Speciali

14/10/2019

5 domande per crescere insieme

Oggi intervistiamo una magnifica insegnante di sostegno: Elisabetta Tadiello.

L’ intervista

1. Abbiamo parlato sul nostro blog di BES (Bisogni Educativi Speciali) con te invece vorremmo parlare di BES intesi come “Bisogni Emotivi Speciali”. Che difficoltà emotive riscontri nel tuo percorso lavorativo?

Credo che la difficoltà principale sia proprio nel saper “lavorare” con le emozioni. I bambini non sono abituati a riconoscere le diverse emozioni che provano, ad elaborarle e ad esprimerle nel modo corretto. Forse per la troppa frenesia della società odierna e dall’ansia che la scuola ha di finire i lunghi programmi didattici, i bisogni emotivi passano in secondo piano. Bisognerebbe lasciare ai bambini il tempo e lo spazio di conoscere anche loro stessi, oltre che il resto del mondo che li circonda. Non si può pensare di chiedere a qualcuno di essere empatico se prima non ha imparato a comprendere le emozioni che vive in prima persona.

2. I bambini possono riuscire a trovare un equilibrio tra emotività e consapevolezza?

Certamente. Per alcuni è più facile, viene spontaneo, mentre ad altri occorre più tempo per trovare questo equilibrio. Esercitarsi e ragionarci insieme può essere molto produttivo.

3. L’emozione positiva che provano i bambini può essere la spinta per raggiungere obiettivi più impegnativi?

Io ne sono convinta. Credo che imparare in ambienti e circostanze positive, anche allegre, possa stimolare la curiosità e donare un senso di soddisfazione che farà crescere la motivazione a continuare a imparare, scoprire, inventare cose sempre nuove.

4. La famiglia come può interagire con la scuola per creare un corretto sviluppo emotivo nel bambino?

Famiglia e scuola devono lavorare insieme per la stessa causa: il bene del bambino. Ci deve essere fiducia reciproca e collaborazione, ma senza dimenticare che i ruoli sono differenti. I percorsi educativi perseguiti a scuola sono pressoché inefficaci se anche a casa non vi è un esempio positivo. Il rispetto e la buona educazione, così come la gentilezza nascono prima di tutto tra le mura domestiche. Oggi, purtroppo,  molti genitori si preoccupano di “come” , secondo loro, gli insegnanti dovrebbero insegnare. Così come accade che alcuni insegnanti dimentichino che ogni alunno è influenzato dal proprio vissuto personale. Ad ognuno il proprio mestiere e l’unione fa la forza! Potrebbero sembrare due concetti totalmente opposti, ma per me rendono bene l’idea! 

5. L’emotività e la spensieratezza trovano posto nella scuola di oggi o vengono discriminati a favore del raggiungimento del completamento del programma scolastico?

Purtroppo, credo che ad oggi si dia più importanza a concludere il programma. Non fraintendetemi, non voglio una scuola fatta solo di unicorno ed arcobaleni! A scuola bisogna insegnare, ma bisognerebbe concentrarsi di più sul “come” e sul “cosa” insegnare, invece che sul “quanto”. Parlando della scuola primaria, credo che troppe nozioni, non approfondite, poi si perdano come foglie al vento. Qui però ci vorrebbero dei cambiamenti significativi a livello ministeriale. Per i bambini ogni insegnamento dovrebbe essere accompagnato dall’ emotività per fissarsi nel loro vissuto. Concludo con una riflessione per te che stai leggendo: ripensa a quando andavi alle elementari (noi le chiamavamo così), quali sono i ricordi che hai più vividi? Scommetto che non sono le lezioni frontali che la maestra faceva leggendo il sussidiario seduta alla cattedra…!

Presentazione del professionista.

Nome e Cognome: Elisabetta Tadiello

Professione: Insegnante di sostegno alla Scuola Primaria.

Per ottenere questo ruolo mi sono laureata in Scienze della Formazione Primaria all’Università Cattolica di Brescia e ho conseguito anche la specializzazione sul sostegno. Vivo e lavoro in provincia di Mantova, insieme a mio marito e ai miei vivacissimi e dolcissimi bambini.


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