Interviste

Bambini a cavallo_Parte II – 8 domande per crescere insieme

07/06/2018

Continuazione dell’intervista. Se avete perso la prima parte, cliccate qui.


bambini a cavallo

6.    E’ necessario possedere un cavallo o un pony di proprietà?

Assolutamente non è necessario possedere un cavallo/pony di proprietà (e lo dico contro un mio ipotetico interesse), anzi lo sconsiglio vivamente perché si brucerebbero delle tappe sia a livello educativo sia a livello pratico. Mi spiego meglio, a mio parere giudico avventato e superficiale l’acquisto del cavallo nel periodo di crescita del/la bambino/a, in primo luogo perché il cavallo non è un giocattolo, bensì un animale come un cane, gatto, criceto o dir si voglia, il concetto è lo stesso e comporta una serie di responsabilità troppo importanti che nell’età dello sviluppo un bambino non  sarebbe in grado di gestire in autonomia, e tanto meno i genitori inesperti non riuscirebbero ad aiutarlo (chiaramente questo lo dico presupponendo che il bambino non appartenga già ad una famiglia di cavalieri o dell’ambiente equestre), nonostante ci sarebbe il classico pensiero di portare il cavallo a pensione in una scuderia dove ci sarebbe l’istruttore a seguire il figlio e il cavallo. Vi assicuro che non è così che funziona, anche se purtroppo oggigiorno la stragrande maggioranza dei maneggi indora la pillola alle famiglie che portano i figli a scuola di equitazione proprio per far si che accada  proprio quanto scritto sopra, perché ovviamente ne nascerebbe un business. Oltre a ciò, si verrebbe ad interrompere il “cerchio dell’apprendimento”, perché è essenziale che gli allievi imparino a gestire più tipi di cavalli.

I cavalli sono esattamente come noi persone, ognuno ha le proprie caratteristiche e personalità, perciò, con parole semplici, capiterà di montare il cavallo facile, il cavallo medio, e il cavallo difficile. E se si decidesse invece di acquistare un cavallo ovviamente l’allievo/a non avrebbe più questa importante e fondamentale possibilità, bensì cavalcherà sempre lo stesso cavallo perché logicamente quello è il suo e non dovrà usarne altri. Tralascio di elencarvi le sostanziali spese economiche che si dovrebbero sostenere a seguito della compravendita di un equino, non vorrei spaventarvi troppo, in quanto la vera spesa non sta nel comprarlo, ma nel mantenerlo.  È opportuno imparare ad aspettare il giusto momento per ogni cosa, anche questa è una lezione essenziale. Prima di arrivare a decidere ci comperare un cavallo è giusto capire anche “cosa si vuol fare da grandi”, nel senso che bisogna aspettare di capire se la voglia del cavallo sia una fase passeggera o se è davvero una passione, quella che ti scorre proprio nelle vene e sorpassa tutte le altre mode/distrazioni del momento.

Ci sarebbe una soluzione alternativa, che generalmente viene proposta dalle scuole di equitazione all’interno dei centri ippici quando gli allievi cominciano ad essere ad un buon livello, per provare l’ebrezza di cosa significa avere un cavallo/pony di proprietà. Essa viene definita “fida” o “mezza fida” e consiste nell’affidamento dello stesso cavallo ad un singolo allievo (nel caso della fida) oppure a due allievi (mezza fida); durante questo periodo l’allievo seguirà le lezioni con l’istruttore sempre utilizzando il “suo” cavallo o pony e se ne dovrà occupare anche per quanto riguarda le spese alimentari, veterinarie (all’occorenza) e del maniscalco per le ferrature, oltre ad avere la propria personale attrezzatura esclusiva (briglie, sella, coperte, spazzole ecc…). Vorrei precisare che non ci sono differenze tra possedere un pony o un cavallo, cambia sostanzialmente la grandezza dell’animale e nient’altro.  Ci sarebbe poi da affrontare l’argomento riguardante le svariate discipline che appartengono al mondo equestre (e in base alla disciplina, scegliere anche la tipologia di cavallo adatta da comprare), ma anche questo ve lo racconterò un’altra volta se ci sarà occasione…

7. L’equitazione e il rapporto con il cavallo, può essere terapeutico, se rivolto a soggetti affetti da particolari disturbi? Se sì, in che ambito può aiutare?

Assolutamente sì! Poco tempo fa, ho seguito un intervento alla facoltà di Psicologia Cognitiva presso l’Università di Bologna riguardante proprio la Riabilitazione Equestre. In maniera più sintetica possibile e nello specifico, la Riabilitazione Equestre è definita come una Terapia Assistita con Animali che impiega il cavallo quale strumento terapeutico abilitativo e riabilitativo. È rivolta ai portatori di handicap sia fisici che mentali,  si applica nei casi di deficit motorio e neuromotorio, nelle patologie di tipo psichico e psichiatrico o dove si riscontrino compromissioni delle funzioni emotivo-affettive e si prefigge di sviluppare attitudini e performances tali da migliorare la loro condizione generale e può essere praticata sia in età adulta sia in età evolutiva. Essa è un metodo terapeutico che sollecita la partecipazione di tutto l’organismo a 360 gradi. La sua funzione riabilitativa tende al ripristino delle capacità funzionali, mirando a ridurre al minimo le disabilità. Inoltre stimola la crescita personale e favorisce l’integrazione tra emozioni e capacità cognitive.

Il cavallo, grazie a particolari doti che lo caratterizzano, è sensibile alle esigenze ed alle limitazioni dell’allievo a tal punto che, sulla base di queste, è in grado di adottare un diverso tipo di approccio per ogni singola persona, perciò adegua le sue capacità alle possibilità del cavaliere, anche perché nella relazione uomo-cavallo il confronto è sempre diretto e non giudicante. Tra cavallo e allievi si instaura una relazione di tipo affettivo basata sul prendersi cura l’uno dell’altro, nella quale la sintonia è l’elemento fondamentale (e ciò accade anche con persone “normali” senza alcun handicap). Questo processo porta ad uno stato di maggiore benessere e ad un miglioramento della qualità della vita, favorendo poi il suo reinserimento attivo nell’ambito della famiglia e della società. Spero di essere stata esaustiva, ma questo è un argomento specifico molto intenso e delicato, che va al di là delle mie competenze di istruttore. Ho avuto la fortuna di lavorare per un paio d’anni per un maneggio inserito all’interno di una cooperativa che si occupa di riabilitare persone affette da autismo. In quel periodo ho affiancato ed aiutato diversi terapisti e pazienti proprio durante le lezioni/sedute di ippoterapia ed ho potuto assorbire importanti nozioni specifiche ed aver arricchito il mio bagaglio culturale equestre, oltre a vere e proprie lezioni di vita.

8.    Ci sono controindicazioni per questo sport? Patologie o condizioni fisiche che non permettono di poterlo praticare? Nel dubbio, meglio chiedere al pediatra o ad un professionista qualificato?

Dunque, diciamo che ognuno ha il proprio mestiere ed io non essendo medico non mi sento nella posizione di poter sentenziare o giudicare chi può cavalcare o chi no. Perciò, se c’è interesse nel volersi avvicinare a questo sport, assolutamente è bene chiedere al proprio medico (specie per i bambini) se c’è un benestare in termini di salute psico-fisica. Chiaro che negli anni di esperienza a livello della mia formazione tecnica, posso già vedere dopo le prime lezioni se sono presenti problemi, risolvibili o meno.

bambini a cavallo   bambini a cavallo

Presentazione del professionista.

Nome e Cognome: Rachele Taroni

Professione: Tecnico-istruttore di equitazione/commessa.

Laurea e/o altri attestati di interesse: diplomata presso il Liceo Classico con indirizzo di Scienze della Formazione e brevetti come tecnico-istruttore di equitazione/accompagnatore equituristico/Operatore Tecnico di Base.

Esperienze professionali di interesse: Questa è la mia storia, molto riassunta, all’interno del mondo equestre.

La mia passione per i cavalli è nata all’età di 4 anni circa, nonostante il fatto che nessuno in famiglia avesse questa propensione. Ho iniziato a seguire regolarmente le lezioni di equitazione poco prima dei 7 anni e di lì è iniziata la mia avventura, mi si è aperto un mondo e pian piano ho capito che quella era la strada giusta da seguire. Negli anni sono stata allieva in diverse scuole di equitazione presenti in provincia (io sono originaria di Forlì, Emilia-Romagna), in particolare seguivo le discipline del salto ostacoli e del dressage (tipiche della monta inglese). Dato che alcuni dei miei istruttori notarono le mie potenzialità, verso gli 11 anni iniziai il percorso agonistico che però venne presto interrotto a causa problemi familiari/economici. Ma in qualche modo sono riuscita a continuare lo stesso, perchè fortunatamente proprio vicino a casa avava aperto un’azienda agricola dove allevavano una particolare razza di cavalli autoctona italiana, i Cavalli Bardigiani. Di lì a poco iniziai ad appassionami anche all’equitazione di campagna, ovvero tutto ciò che riguarda le escursioni a cavallo. All’età di 15 anni, il giorno di Natale, mia madre mi regalò il mio primo cavallo (che ho tutt’ora) ed era proprio un Cavallo Bardigiano, di cui mi ero follemente innamorata. Di qui in avanti cominciai a seguire l’iter per diventare istruttore di equitazione, insegnando ai ragazzi e accompagnando i turisti in passeggiata. A 19 anni, dopo l’esame di maturità, sono riuscita a conseguire il mio primo brevetto come tecnicno-istruttore (il primo di una lunga serie) e di lì cominciai a spostarmi in diversi centri ippici della zona, gestendo complessivamente quattro scuole di equitazione e la scuderizzazione cavalli, occupandomi della doma/addestramento ed allenamento di diversi cavalli, partecipando a diverse manifestazioni a livello nazionale con i miei cavalli ed alcuni allievi. Ma non è stata una passeggiata, data anche la mia scarsa disponibilità economica. Per poter continuare a fare tutto ciò, ho trascorso un periodo dove facevo addirittura tre lavori per potermi mantenere, considerando il fatto che ho deciso di andare a vivere sola appena ventenne. Nel frattempo sono entratata a far parte dell’Associazione Allevatori del Cavallo Bardigiano (con la quale collaboro tuttora) e ho cercato di spaziare ed ampliare il livello delle mie conoscenze teorico-pratiche seguendo nuovi percorsi con le discipline americane e spagnole in ambito equestre. Ad aprile 2017 mi sono trasferita a Verona, a seguito di una proposta di lavoro presso una prestigiosa scuderia della zona, ed ora seguo alcuni allievi nella scuderia privata di casa mia e del mio compagno e mi sposto in diversi centri ippici della provincia a seconda delle richieste. Il mio più grande sogno è quello di aprire, un giorno, il mio centro ippico e creare una scuola di equitazione “alla mia maniera”, diciamo non tradizionale, e so che sarà davvero fantastico perchè amo profondamente il mio lavoro, sopratutto insegnare.

 

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