Interviste

Come affrontare in modo corretto l’educazione sessuale con i bambini

21/02/2019

8 domande per crescere insieme

Oggi intervistiamo la Dott.ssa Elisa Firinu.

L’intervista.

1.Cosa si intende esattamente per educazione sessuale?

Educazione sessuale significa apprendere gli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità (OMS). Si tratta di un approccio, adeguato allo sviluppo e all’età, riguardante la sfera della sessualità e non solo il “comportamento sessuale” ,al quale purtroppo viene talvolta limitata; serve per conoscere il proprio corpo e la propria immagine corporea,e successivamente, quella dell’altro. L’educazione sessuale inizia precocemente nell’infanzia e continua durante l’adolescenza e la vita adulta. Con bambini e ragazzi l’educazione sessuale mira a sostenere e proteggere lo sviluppo sessuale.

  • Rafforza la fiducia in se stessi.
  • La sessualità riguarda la vita, le diversità e le percezioni di se stessi. Favorisce lo sviluppo sensoriale del bambino ed il comportamento responsabile.
  • Tutti i bambini e ragazzi hanno diritto ad accedere a l’educazione sessuale adeguata alla loro età.

2. A che età del bambino si può iniziare ad affrontare l’argomento “sessualità”?

Lo sviluppo sessuale infantile inizia alla nascita.  I bambini nascono come esseri sessuali e la loro sessualità si sviluppa attraverso diversi stadi collegati allo sviluppo infantile in generale e ai relativi compiti di sviluppo. Gli argomenti, sarebbe opportuno trattarli, prima che il bambino/ragazzo raggiunga lo stadio evolutivo corrispondente in maniera da prepararlo ai cambiamenti imminenti. È importante fare una precisazione, nell’affrontare il comportamento sessuale dei bambini e ragazzi, è importante tenere presente che la loro sessualità è diversa da quella degli adulti e questi ultimi non dovrebbero prendere in esame il comportamento sessuale di bambini e ragazzi dal proprio di vista.

3. Spiegare la sessualità e impostare un principio di educazione sessuale: come farlo al meglio? (Tra le mura domestiche? Cercando sul territorio degli incontri informativi sul tema? Ecc. )

E’ paradossale come nella società di oggi dove non si parla più di cicogne e cavoli, parlare di sesso è ancora un tabù, sopratutto se lo si deve fare con il proprio figlio.  I genitori si vergognano, sentono di non avere le competenze giuste per poter affrontare con serenità l’argomento. Parlare di sessualità ci coinvolge emotivamente perché va a toccare i nostri vissuti più profondi. Ritengo che la comunicazione tra genitori e figli sia molto importante e sia il punto di partenza per ogni situazione. Ricordiamoci che ogni bambino è unico e che non sempre quello che può andare bene per uno necessariamente andrà bene anche per un altro.

La prima regola è non evitare le domande: siate sinceri e prendetevi il vostro tempo per poter rispondere nel modo più completo. Se il momento in cui il bambino vi pone la domanda per voi non è il momento giusto per rispondere perché vi ha preso alla sprovvista dite pure tranquillamente che la domanda è molto interessante e merita la giusta attenzione, quindi sarebbe meglio parlarne a casa dove potrete stare tranquilli e prendervi tutto il tempo necessario.

  • NON BANALIZZARE O FARE DEL SARCASMO: per il bambino fare domande è un momento di crescita; è assolutamente normale che il bambino sia curioso e senta il desiderio di sapere qualcosa in più su un argomento ancora sconosciuto. Accogliere le sue domande potrebbe essere un momento per confermare la vostra disponibilità ad esserci in ogni occasione. Se il bambino non si sente accolto o preso in giro quando domanda dovrà trovare le risposte in altro modo (internet,compagni, amici dei fratelli più grandi).
  • GRADUALITA’: è importante dire sempre la verità, utilizzando un linguaggio adeguato all’età del bambino, senza fretta e rispettando il suo sviluppo.
  • PARTIRE DA COSA IL BAMBINO SA GIA’: è utile capire cosa lui sa, ci permette di prendere tempo,gestire le nostre emozioni e trovare la risposta giusta. (come mai mi fai questa domanda?mi piacerebbe capire cosa tu sai già?)

Infine direi che, giocano un ruolo molto importante gli educatori che dovrebbero essere preparati ed informati a 360 gradi a partire dalla scuola dell’infanzia. L’educazione sessuale dovrebbe essere inserita nelle scuole come parte integrante del programma didattico o come progetto.

4. A ogni età corrisponde un determinato modo di affrontare le curiosità dei bambini: quando sono piccoli parliamo in modo semplice, man mano che crescono affrontiamo gli argomenti in modo più articolato. Ci troviamo però sempre più davanti a bambini precoci, che fanno domande apparentemente inappropriate per la loro età: partendo dal presupposto che abbiamo superato i tempi della cicogna, del cavolo e delle api con i fiori, come gestire le loro domande quando ci sembrano troppo piccoli per comprendere un argomento complesso come la sessualità?

La cosa importante quando si parla con un bambino è stare ad ascoltare ed ascoltarsi. Noi pensiamo che il bambino sia troppo piccolo per comprendere certe cose, ecco ci sbagliamo, sono assolutamente in grado di farlo.  É importante fare attenzione alle emozioni che nascono quando dobbiamo parlare di sesso, cosi da rendere possibile la loro gestione, senza che ci portino a mettere in atto comportamenti difensivi.

Ci sono 3 tipi di linguaggio:

  • scientifico: un modo corretto per trasmettere informazioni giuste ma troppo distante, potrebbe essere letto come un modo per nascondersi. Utilizzare un linguaggio troppo tecnico elimina la parte emotiva e portando la comunicazione a un livello di distacco che non permette l’apprendimento. L’apprendimento è più semplice se entrano in gioco le emozioni, senza un coinvolgimento emotivo è impossibile apprendere il significato della vita e dei legami.
  • Volgare: è un linguaggio svalutante. A volte i bambini  lo utilizzano per sentirsi più grandi e sfidare i genitori. Ripetiamo pure i loro termini dimostrando che non ci sconvolgono ma proponiamo termini più corretti.
  • Familiare: (patatina,farfallina,pisellino…) sicuramente il linguaggio più adatto. Permette di affrontare l’argomento con la giusta spinta emotiva in una situazione intima e rassicurante. Assicuriamoci, però, che i bambini conoscano anche la terminologia corretta.
  • ATTENZIONE AL LINGUAGGIO NON VERBALE: con questo tipo di linguaggio trasmettiamo il maggior numero di informazioni. Cercate di stare calmi e rilassati con un atteggiamento accogliente, provate sedendovi uno di fronte all’altro, usando un tono calmo e rassicurante, sorridendo e guadando il vostro bimbo negli occhi. Se siamo tranquilli anche lui lo sarà  e capirà che non c’è nulla di cui vergognarsi e che noi saremo sempre pronti ad ascoltarlo.

 I bambini di 3 anni iniziano guardando mamma e papà, uomo-donna, si potrebbe partire parlando di “maschio e femmina” stimolando i bambini a riflettere sugli aspetti culturali ed emotivi della differenza tra i sessi, proponendo semplici osservazioni che vanno di pari passo con la naturale esperienza che a quell’età si compie della conoscenza di sé e del proprio corpo. Fin da piccoli è utile cominciare a legare sensazioni e sentimenti e imparare le regole del rapporto con gli altri.

Mano a mano che i bambino cresce l’argomento viene maggiormente approfondito: dopo i 6 anni si potrebbe iniziare a introdurre il tema “il mio corpo”, offrendo le informazioni essenziali sugli organi genitali del bambino e della bambina e sulle modificazioni che avvengono nel loro corpo durante la crescita. 

Successivamente, intorno agli 11/14 anni si potrebbero offrire nuovi stimoli su cui riflettere riguardanti le esperienze di relazione affettiva ed emotiva. Parlare di sessualità permette agli adulti di dare delle buone informazioni e di aiutare i ragazzi  ad inserire la sessualità nel progetto di vita di benessere.

5. Maschi e femmine: come dovrebbero spiegare i genitori le differenze sessuali? Sarebbe più appropriato che la mamma parlasse con la figlia e il papà col figlio?

Il messaggio padre-figlio, madre-figlia passa molto di più. Sarebbe quindi meglio che il padre parlasse con il figlio maschio e la mamma con la figlia femmina. Il padre dovrà parlare di preservativo, della sua importanza nell’evitare la trasmissione di malattie. La mamma da parte sua parlerà della prima volta che dovrà essere una scelta e non subita, malattie sessualmente trasmissibili e di contraccezione.

6. Quanto è importante introdurre l’argomento “contraccezione”?

Dire che è importante è dire poco. Purtroppo dati statistici recenti hanno dimostrato come nella popolazione giovanile (più o meno 20 anni) ci sia stato un aumento di patologie collegate a malattie sessualmente trasmissibili, un aumento considerevole di consumo di pillole del giorno dopo e di interruzioni di gravidanza.  In un recente sondaggio,presentato a Londra, in vista della Giornata Mondiale della contraccezione, svolto da un equipe di ginecologi e ostetriche (SIGO) su un campione di circa 1200 giovani maschi e femmine italiani il 31% non utilizza nessuna precauzione durante il primo rapporto,nei rapporti successivi il 27% continua a non utilizzare precauzione e il 21% si affida al coito interrotto: UNO SU DUE CONTINUA A RISCHIARE INCURANTE DELLE POSSIBILI CONSEGUENZE PER SE E PER IL/LA PARTNER.

Quando i genitori educano davvero, i ragazzi  crescono bene con senso di responsabilità, pur godendosi tutta la loro giovinezza.

7. Alcuni genitori preferiscono fornire ai figli pillola o preservativi, altri sostengono che sia un modo per indurre il figlio ad avere rapporti sessuali “facili” e quindi non lo ritengono appropriato: quale potrebbe essere l’approccio corretto?

Facendo riferimento a quanto esposto in precedenza i dati italiani sull’educazione sessuale dei nostri ragazzi sono preoccupanti, il 12% utilizza la doppia protezione(pillola più preservativo), il più efficace strumento contro gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili.

È indispensabile parlare chiaramente, per proteggere i figli da MTS che poi possono presentare un conto salatissimo sia sul fronte dei tumori (HPV) sia della fertilità e sterilità causati da Chlamydia o Gonococco. E parlare di contraccezione ormonale quando si pensa che la prevenzione sia meglio di un aborto volontario o di una gravidanza indesiderata.

Se i genitori parlano e ascoltano con attenzione il messaggio passa.

8. Termino con un argomento complesso: è giusto educare i figli all’importanza di un solo partner “per la vita”, spingendoli nella direzione di scegliere di avere rapporti sessuali con il partner che si pensa possa essere per sempre, preservando quindi il più a lungo possibile la verginità, o è più importante educarli alla contraccezione, lasciando di fatto via libera alle esperienze sessuali?

Una sessualità sicura significa avere un progetto di donna che sa amare e sa farsi amare nel modo giusto all’interno di un rapporto di coppia paritario perché basato sulla condivisione delle scelte e sul rispetto.

È giusto educare i figli alla conoscenza, alla consapevolezza e al rispetto di sé stessi.

Il periodo storico in cui viviamo ci porta a porre l’attenzione sull’importanza della contraccezione, ma la strada è ancora molto lunga affinché le giovani donne e in generale gli adolescenti, abbiano rapporti sessuali protetti, non esponendo loro stesse e il/la partner al rischio di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili. Educando e informando correttamente un ragazzo o una ragazza si crea una buona rete di passaparola di buone informazioni. Al momento, purtroppo, questo passaggio di parole è ricco di tanta disinformazione.

È importante sfatare alcuni miti: per le giovani ragazze il non utilizzo della contraccezione ha due motivazioni, la non conoscenza e la paura verso quella ormonale. Temono la cellulite, la ritenzione idrica e hanno paura di ingrassare e non vogliono doverci pensare ogni giorno. Ma i nuovi contraccettivi uniscono praticità ed efficacia, basterebbe solo INFORMARE.

È importante che gli adolescenti capiscano che il preservativo è fondamentale per praticare sesso sicuro (fare sesso non è un male), perché proprio i più giovani sono i soggetti più a vulnerabili alle malattie sessualmente trasmesse.  Alcuni utilizzano il preservativo solo come contraccettivo ,poco prima dell’eiaculazione , ma questo non evita il contagio. È necessario che i ragazzi comprendano il significato della prevenzione e della contraccezione, una maggiore alfabetizzazione alla salute, dunque, è un intervento fondamentale di prevenzione.

Presentazione del professionista

Nome e Cognome: Elisa Firinu

Professione: Psicologa, sessuologa  e  consulente di coppia.

Laurea e/o altri attestati di interesse: Laurea triennale in scienze e tecniche della salute in età evolutiva, presso l’università La Sapienza di Roma;
Laurea in psicologia clinica e applicata, devianza e sessuologia presso l’università del L’Aquila.
Master di specializzazione in sessuologia clinica e consulenza di coppia.

Esperienze professionali di interesse:  durante gli studi ho avuto l’occasione di frequentare dei tirocini formativi molto interessanti presso il Policlinico Umberto Primo e l’ISC (Istituto di Sessuologia clinica) di Roma che mi hanno permesso di imparare direttamente sul campo.

Sono iscritta all’albo degli psicologi della regione Veneto (N. 10660) e come sessuologa presso la S.I.S.E.S (Milano).

Attualmente lavoro come libero professionista e sono volontaria al telefono Rosa.


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